Le testimonianze nella pubblicità e nel marketing

Ho bisogno di fare una premessa.

Hai mai sentito la frase “Non ho bisogno di fare pubblicità!”? Non immagini quante volte ho sentito queste parole!

Spesso seguite da… Lo sanno tutti quello che faccio! Mi basta la clientela che ho… La pubblicità non serve perché i miei clienti parlano già di me ai loro amici.

Il passaparola, la raccomandazione personale, è potente perché si avvale di testimonianze e giudizi che devono essere necessariamente positivi e devono spingerci a desiderare (prima) e ad acquistare (poi) un prodotto o un servizio da un fornitore nuovo.

Molte aziende pensano che un accreditato testimonial possa risolvere ogni problematica dell’attività e consentire all’imprenditore di fare ottimi affari.

Certamente è così per un colosso come Amazon o per tutti i venditori online di successo: sanno che è per loro fondamentale la valutazione degli acquirenti e le raccomandazioni che essi lasciano sul web. Funziona. E’ una testimonianza.

Il motivo è semplice: la gente preferisce comprare beni e servizi da persone ed aziende di cui si fida e la fiducia si sviluppa nel tempo e sulla base della familiarità e dell’esperienza.

Per chi, come noi, da molti anni è nel mondo della pubblicità radiofonica, la testimonianza ed il conseguente passaparola hanno un significato particolare. Lo strumento precipuo del commercio – ed anzi, il principale mezzo di comunicazione dell’umanità intera – è il linguaggio.

Hai mai fatto una campagna pubblicitaria, chiedendo ai creativi uno spot basato sulle testimonianze dei tuoi clienti?

Se così è stato, spero che ti abbia portato i risultati che speravi.

In realtà, spesso capita che, anche il cliente con le migliori intenzioni, può essere ridicolizzato in una manciata di secondi.

Ma c’è di peggio! Come lo spot che pretende di mettere in scena, nel ruolo del cliente soddisfatto, un membro dello staff o un assistente ingaggiato appositamente (cosa che trova un regime sanzionatorio, nel nostro Paese, nella c.d. pubblicità ingannevole)

Se non ne sei a conoscenza, sappi che attualmente la pubblicità ingannevole è disciplinata dai decreti legislativi 145/2007 (disciplina relativa alla tutela del professionista) e 146/2007 (che aggiorna il Codice di Consumo, inserendo il concetto di pratiche commerciali scorrette a danno dei consumatori e delle micro-imprese).

Il Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale dispone che “la pubblicità deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni palesemente non iperboliche”.

La pubblicità ingannevole è dunque un atto contrario alla correttezza professionale perché induce in errore il consumatore, influenzandone le decisioni mediante informazioni false o il mancato apporto di informazioni rilevanti.

L’ente deputato al controllo è l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) che, oltre a definire quali sono i casi di pubblicità ingannevole, deve intervenire per la cessazione di questa.

Pubblicità ingannevole da parte di aziende di rilievo nazionale o locale che inducano il consumatore medio ad assumere decisioni che altrimenti non avrebbe preso, appartengono a questi casi di applicabilità.

Da ultimo, sai quali sono gli ambiti preferiti dalle testimonianze?

I prodotti medicinali che si avvalgono dell’effetto placebo ed di una certa riluttanza della gente ad esporre le proprie debolezze agli specialisti. Stessa cosa dicasi per ambiti spirituali o sessuali (fattore importante è la vergogna delle persone).

(Fonte web)

Quindi, in ultima analisi, il passaparola e le testimonianze sono potenti ma devono essere sapientemente elaborate.

La Radio resta l’unico mezzo audio puro, ideale per raccontare la storia di chiunque. Sarà il cliente finale a giudicare un operato non consono o non congruo. Se ti ho incuriosito, mettiti in contatto con il Gruppo Radio Linea e testimonia, da leader, chi sei e cosa rappresenta la tua azienda.